Fare un’esperienza all’estero. Quando, dove, come e perché?

Si sa, ormai tutti lo dicono, tutti lo sanno e tutti consigliano prima o poi di partire: “per un’esperienza, ma poi ritorni?” Mi disse mio padre quando gli comunicai la mia decisione. Si perché anche io, come tanti altri giovani che ogni anno evadono in cerca di qualcosa, senza sapere bene cosa, ho intrapreso questa grande esperienza: sono partita per Londra. Tuttavia, qualche mese prima ero molto entusiasta, ma anche un po’ preoccupata, cercavo disperatamente qualcuno che mi desse consigli, di ogni genere, ma non ho trovato un granché se non cose che già sapevo. Per questo, dalla mia esperienza, mi piacerebbe tanto che qualcuno davvero possa cogliere qualcosa di positivo e rilassarsi un po’ e pensare: se ce l’ha fatta lei, lo posso fare anche io.

Quindi se vuoi davvero conoscere i segreti sul “when where how why”, sei nel posto giusto.  Si, perché quando ci viene consigliato di partire, nessuno ci dice come bisognerebbe affrontare questa esperienza includendo poi quando, come e perché e spesso si ritorna a casa dopo un mese, con l’amarezza e la convinzione di essersi giocati un’opportunità, qualificando questa vicenda come una delle peggiori da fare nella vita.  Ma adesso incominciamo.

Quando

Nel momento in cui ho fatto le valigie ero totalmente inconsapevole dell’eventualità che potesse esserci un momento giusto in cui partire. Perché c’è davvero un momento giusto in cui partire?  Dipende! Ma non scoraggiate, perché vi dirò anche da cosa.

L’età ad esempio gioca un ruolo più che sostanziale. Già, perché io, tornassi indietro, sarei partita una volta diplomata, fresca 19enne. Ma quali sono i pro e i contro di partire così giovane? Sicuramente avere qualche anno in meno ti toglie il peso di stare lì a pensare di perdere il tempo (tanto di tempo ne hai rispetto agli altri); non senti il peso o la frustrazione di “buttarti” a fare qualsiasi tipo di lavoro con una laurea, ma che tanto oggi “chissenefrega” è solo un pezzo di carta con cui puoi solo… bla bla bla (ogni volta mi concentro per non udire il prosieguo della frase che è purtroppo all’ordine del giorno); pertanto bisogna considerare che quei 3-4 anni in meno in cui magari hai accumulato esperienza accademica e/o lavorativa possono incidere sulle tue scelte e non farti cogliere l’aspetto costruttivo di tutto ciò. Infine, the last but not the least, oltre l’età, il lavoro e l’università, il mio consiglio più grande è quello di partire senza lasciarsi alle spalle qualcosa di incompleto,  per il quale sei costretto a tornare, situazioni che non hai risolto, percorsi che non hai ultimato, persone che non hai lasciato, realtà che non hai chiarito, perché l’ obbligo finisce sempre per sopraffare la libertà e la tua scelta risulta segnata irrimediabilmente dal tuo insoluto passato.

Dove

Sure, sul dove andiamo facile? E no! Perché c’è una cosa che ho capito, ovviamente solo una volta tornata. In tanti credono, così come me tempo fa, che se parti per la prima volta per un periodo superiore a un mese (tradotto: non è un viaggio di piacere), conviene scegliere una meta più vicina alla famiglia, perché inconsciamente ti affidi alla consapevolezza che poche ore di volo ti rendono la permanenza nel territorio straniero più serena. Non è così, ma basta rifletterci per capire. Mettiamo che scelgo due mete a caso facendo girare il mappamondo e fermandolo con il dito (chi non ha fatto mai questo gioco a casa da bambino ed è stato condannato alle battute degli amici perché si è fermato in Mongolia?), la prima è Madrid e la seconda? È proprio Ulan Bator, appunto capitale della Mongolia, sì perché io ero una di quelle bambine di cui sopra. Ma dicevo, oltre al fatto che non so quali aspettative di lavoro, vita e carriera esistono a Ulan Bator, in entrambi i casi le partenze saranno dolorose, perché il distacco pesa, sarai comunque lontano dagli affetti e i chilometri non possono alleviare la sofferenza, ma possono inficiare sulla tua determinazione nel metterti in gioco. Più sei lontano e più accetti il rischio, più puoi imparare da un popolo la cui cultura sarà maggiormente diversa in diretta proporzione alla distanza dal tuo paese, ti arricchisci di cose nuove che in pochi altri hanno e, quando decidi di tornare, se deciderai mai (forse se sei andato veramente a Ulan Bator hai già fatto il biglietto di ritorno) sei davvero cambiato e sarai convinto che tornare è stata la cosa giusta perché avrai avuto tante ragioni che però non includono la persuasione dalla vicinanza a casa.

Come

Qui voglio dare dei consigli che coinvolgono molto di più la mia esperienza personale. Si, perché già vi sarà stato suggerito di partire con qualcuno che sia amico, parente, fidanzato/a, consorte ed io condivido a pieno. Mr G. è stato il mio “steward”. Già, perché mi ha assistito dal decollo e volare non è che mi aggrada perché mi piace avere i piedi per terra, fino all’isteria e all’angoscia del ritorno, passando per le prime notti in cui non facevo altro che piangere e dare sfogo al mio pessimismo che “Leopardi fatti da parte”! Nella coppia, di qualunque genere, ci si sostiene e finirà sempre che proprio il più convinto avrà bisogno di un supporto.

In più, ovunque decidiate di andare, senza ritornare sulla storia della Mongalia, perché basta ci hai stancati, il mio consiglio è di avere sicuramente un po’ di soldini da parte ai quali poter attingere per le prime due settimane in cui forse le spese sono maggiori che in un mese e cercare accommodation già dall’Italia, così che sarà più facile potersi dedicare esclusivamente alle attività più tecniche che vanno dall’apertura di un conto in banca alla ricerca di un lavoro (scriverò a breve un altro articolo dove posso indicarvi consigli su come evitare di essere truffati, indicandovi anche dei nomi ai quali rivolgervi e specificando quali sono le procedure da fare se si parte per il Regno Unito).

Perché

Ormai ci siamo, il Perché è un po’ quello che ci chiediamo prima di partire, che per me è stato più quello che si chiese mio padre. È ciò che ci chiedono tutti: “Perché lo fai?” Forse non saprai rispondere e la prima cosa che dirai è: “Per migliorare l’inglese”. Ma la vera motivazione non la sai spiegare, te lo senti e basta, capisci che lo devi fare, ma non cosa ti spinge a farlo, non hai un vero obiettivo o, forse, non sai di averlo. Perché di obiettivi in realtà ne hai tanti e li raggiungerai senza accorgertene. Quindi limitati a dire che parti “per l’inglese” così come dicevo anch’ io e quando ritornerai, se ritornerai, capirai i segreti nascosti dietro quest’avventura che a me ha davvero cambiato prospettiva di vita.

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2 Risposte a “Fare un’esperienza all’estero. Quando, dove, come e perché?”

  1. Partire, conoscere, mettersi in gioco è crescita. Le tante emozioni, anche contrastanti, rafforzano la personalità. Il bello è poi trasferire e condividere.

    1. Grazie Anna, è questa la nostra missione

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