Il Mondo di Alice

Ma come si è risolto poi quel fatto?

È l’unica cosa che ricordo di aver detto in un discorso con mia madre. E magari dopo settimane: “Mà, non mi hai raccontato più di quella cosa”.

Mi porto dietro ancora il mistero di alcuni racconti sospesi, o forse per i quali la mia attenzione ha cessato di esistere.  Perché l’attenzione è una cosa che spesso non riesci a gestire, cioè è il cervello che ti impone di pensare a qualcos’ altro: magari inizi a meditare sul senso della vita, sulla presenza del buco nero, o forse pensi solo a quel fantastico vestito floreale che non hai comprato il giorno prima.

Certo è strano perché per quanto tu possa ritenere interessante l’argomento di conversazione, ti sei perso e la capacità di ristabilire un contatto con la realtà, affinché il senso del discorso ti risulti ancora comprensibile, è direttamente proporzionale al tempo dedicato a riflettere sulla numerosa serie di occasioni in cui avresti potuto indossare quell’ abito.

Tuttavia, assodato che non soffro di cali di concentrazione, cos’è che mi succede?

Alcuni pensano che il mio sia un momento di smarrimento, altri mi invitano a prestare più attenzione e ad essere meno distratta, altri ancora meditano sulla possibilità che io mi sia svegliata nel “Paese delle Meraviglie” come Alice.

La verità è che Alice “sapeva che sarebbe stato sufficiente aprire gli occhi per tornare alla sbiadita realtà senza fantasia degli adulti”.

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